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Perón e gli Xeneizes: storia di una fusione identitaria

Juan Domingo Perón fu sicuramente uno dei politici più determinanti dell’America Latina e uno dei più divisivi in Argentina. La sua notorietà, così come la sua influenza in vari settori della società, va inquadrata all’interno di un’ideologia che ancora oggi fa discutere gli esperti, fomentando il dibattito sul tipo di definizioni da utilizzare per descrivere […]

Juan Domingo Perón fu sicuramente uno dei politici più determinanti dell’America Latina e uno dei più divisivi in Argentina. La sua notorietà, così come la sua influenza in vari settori della società, va inquadrata all’interno di un’ideologia che ancora oggi fa discutere gli esperti, fomentando il dibattito sul tipo di definizioni da utilizzare per descrivere il suo regime. Il Generale governò in modo autoritario, dopo esser stato eletto, e poi riconfermato, per via elettorale. Infatti, Perón acquisì molto presto la fiducia del suo popolo, attraverso riforme rivolte alla modifica di diverse strutture statali, pur mantenendo l’architettura liberale dello Stato di diritto.

Lo sport finì per ritagliarsi un posto privilegiato nel programma del presidente, il quale prese parte allo svolgimento di diversi eventi. In particolare, ad essere documentata è la sua presenza negli stadi di calcio. Perón non intendeva solo esercitare una maggiore influenza sulle masse, bensì seguire da vicino quella squadra che, in virtù dell’identità dei suoi tifosi, forse più delle altre si dimostrò legata alla retorica e ai pensieri del Generale.

Il presidente del popolo

Tra gli anni ‘30 e ‘50 del Novecento, l’America Latina visse la stagione dei populismi, un fenomeno che caratterizzò i governi per il legame solido costituitosi tra il leader e una base sociale eterogenea, che includeva conservatori, radicali, imprenditori e operai. Infatti, durante quest’epoca, i presidenti non ricevevano l’appoggio da parte di una classe in particolare, ma costruivano una visione mitizzata del popolo, inteso come unito e omogeneo. Chiunque avesse messo in dubbio i valori sui quali si ergeva la compattezza del popolo sarebbe stato etichettato come nemico dello Stato. Questo portò i regimi populisti a scagliarsi contro il pluralismo politico, un pericolo per l’integrità della nazione. Di conseguenza, vennero presi di mira anche altri ideali della classe liberale che governava nei decenni precedenti, una casta definita borghese e corrotta, che avrebbe soffocato l’anima del popolo.

Uno dei più grandi presidenti populisti fu proprio Juan Domingo Perón, il quale divenne l’eroe della classe operaia urbana ancor prima di assumere la carica più importante dello Stato. Infatti, il Generale varò diverse riforme di redistribuzione a favore di lavoratori e operai, già quando era il capo della Segreteria del Lavoro. Nonostante questo, il peronismo non si definì mai come un “movimento di classe”: il suo fervente nazionalismo fu capace di avvicinare diversi attori sociali, tra i quali conservatori e diversi membri della borghesia urbana. Inoltre, il popolo, che avrebbe dovuto trovare un’unione spirituale sotto l’ala del peronismo, venne organizzato in corporazioni, in nome di una visione organicista della società. In questo modo, Perón cercò di integrare tutti i settori della popolazione all’interno dello Stato. Alla base di questa politica, c’era il disprezzo per le divisioni di classe, poiché la società sarebbe stata un organismo che doveva essere unito per natura. Da qui derivava la forte opposizione all’individualismo della civiltà protestante e al collettivismo sovietico.

In realtà, le azioni autoritarie del governo finirono per spaccare il Paese riguardo alla figura di Perón. Così, anche il calcio, lo sport popolare per eccellenza, divenne uno strumento di propaganda e integrazione delle masse. Alcuni club subirono l’inevitabile influenza governativa, ma solo uno di questi seppe costruire un legame emotivo con Perón: il Boca Juniors.

La Boca: un focolaio proletario

Facciamo ora un passo indietro e fermiamoci al 1905, anno di nascita del Boca Juniors. Fondato da figli di italiani provenienti da Genova, il Boca è notoriamente la squadra più titolata in Sudamerica, mentre si trova tra le prime cinque a livello mondiale. L’aspetto forse meno noto, per chi si limita a guardare solamente i trionfi del club, è l’identità popolare degli xeneizes (dal dialetto genovese zeneize, che vuol dire proprio “genovese”). Abitato da marinai e operai, perlopiù di origine genovese, La Boca era un quartiere portuale dimenticato da uno Stato sempre più incapace di far fronte alla stratificazione sociale, causata dalla rapida urbanizzazione dell’Argentina di inizio Novecento.

L’incremento demografico e l’arrivo di immigrati, come i fondatori del Boca, segnalarono l’introduzione di nuove correnti politiche e la presenza di nuovi ceti sociali, accompagnati nel loro sviluppo da una sorprendente crescita economica. La ricchezza, generata grazie alle esportazioni, non venne però investita dall’oligarchia dominante in riforme di welfare. Privo di tutele lavorative, il crescente ceto medio urbano iniziò a chiedere una maggiore partecipazione politica. Così, l’oligarchia concesse nel 1912 la legge Sáenz Peña, grazie alla quale fu introdotto il suffragio universale maschile. Nel 1916, a vincere le elezioni fu Hipólito Yrigoyen dell’Unión Cívica Radical, il partito radicale, espressione del ceto medio, che contrastava il monopolio del regime oligarchico.

Se da una parte molti immigrati riuscirono ad inserirsi nel ceto medio urbano, trovando occupazione in settori come il commercio e l’amministrazione pubblica, altri andarono a formare nuclei proletari, poveri e in condizioni di vita pessime. Uno di questi agglomerati fu proprio il quartiere di La Boca, nel quale le persone vivevano nei conventillos, grandi case popolari abitate da famiglie che, per poter risparmiare, alloggiavano in un’unica stanza. Le stanze si affacciavano su un cortile, che divenne un luogo di socializzazione e scambio culturale. Qui nacquero diverse Società di Mutuo Soccorso e anche il club di calcio del Boca il quale, diventando uno spazio di partecipazione, contribuì alla costituzione di un clima solidale. Si andò quindi a formare uno spirito comunitario che divenne lo specchio dell’identità incarnata per decenni dai tifosi del Boca Juniors.

Un’identificazione con le classi sociali più umili che si intensificò dopo che il River Plate, l’altra squadra di La Boca, si spostò in zone più ricche della città, assumendo il soprannome Los Millonarios.

Il Boca nel destino di Perón

Gli xeneizes rappresentavano dunque quella fetta di società maggiormente legata a Perón, auspicando una connessione che trovò ben presto riscontro attraverso numerose documentazioni. Già nel 1951, il leader venne immortalato mentre sbucava dal tunnel della Bombonera. Queste foto, scattate in occasione dei Torneos Evita (i famosi tornei giovanili promossi dal governo), sembrarono un segnale significativo riguardo al loro indissolubile legame.

Durante l’esilio, il quotidiano Diario Crónica pubblicò un articolo su Perón, definendolo sostenitore del Boca, dopo un torneo disputato dagli argentini in Spagna nel 1964. Durante l’intervista, il Generale si sarebbe dimostrato rammaricato per la fallimentare tournée degli xeneizes, pronunciando le seguenti dichiarazioni:

“La sconfitta del Boca con il Betis non solo l’ho sentita come simpatizzante di quel club, di cui sono tifoso da molti anni, ma mi è costata dover pagare una scommessa al mio giardiniere, uno spagnolo che è un tifoso rabbioso del Betis”.

Nonostante l’esistenza di queste fonti, in Argentina continuarono ad accostare Perón al Racing Club. La realtà è che durante il suo mandato, il presidente, in quanto leader di tutta la nazione, decise di non esporsi mai circa la sua fede sportiva. L’intento era ovviamente quello di non “ferire” le altre tifoserie. Tuttavia, diversi fondi statali furono riversati nelle casse del Racing, il quale riuscì a costruire il nuovo stadio nel 1950. Lo stadio fu proprio intitolato a Perón. Fu questo il motivo per cui in Patria era comune pensare ad una simpatia del presidente nei confronti dei biancocelesti. Quello che però deve essere specificato è che il governo finanziò diverse squadre tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50, permettendo a diverse società di modernizzare gli stadi.

Il vero revisionismo storico che interessò questa vicenda iniziò grazie ad una testimonianza del 1981: Ramón Cereijo, Ministro delle Finanze dal 1946 al 1952, dichiarò alla rivista Estadio che Perón sarebbe stato proprio un hincha (tifoso) del Boca. Parole molto simili furono pronunciate nel 2009 da Antonio Cafiero, ex Ministro del Commercio Estero dell’Argentina sotto il peronismo. Proprio Cafiero, a sostegno della sua tesi, ricordò l’esistenza di un’immagine che ritrae Perón entusiasta sugli spalti dopo un gol del Boca, in una partita del 1953 contro i rivali del River Plate.

L’editore Fabián D’Antonio, ospite del media argentino Agencia Paco Urondo, ha trovato alcuni parallelismi che legano ancora di più la figura di Perón al Boca. Lo scrittore ha ricordato la tournée europea del 1925, vinta proprio dai sudamericani. Al suo ritorno, la squadra fu travolta da circa 30.000 persone che si riversarono in massa all’aeroporto di Buenos Aires. Una mobilitazione che l’autore ha paragonato a quella che ci fu il 17 ottobre 1945 per chiedere la liberazione di Perón, incarcerato a causa delle fortissime pressioni congiunte dell’opposizione interna e internazionale. Inoltre, per D’Antonio, il torneo del ’25 fu la dimostrazione che anche uno stile di gioco sudamericano, proveniente dai quartieri poveri, poteva competere e trionfare contro le blasonate compagini europee. Allo stesso modo, Perón diede al suo regime un’identità diversa, equidistante sia dal capitalismo occidentale, sia dal comunismo sovietico. Era il Justicialismo, la “terza via” adottata da Perón, la quale garantì all’Argentina una sua autonomia e un nuovo protagonismo identitario.

La storiografia contemporanea tende quindi ad associare Perón al Boca Juniors, non solo per via di queste prove riscoperte negli anni, ma anche perché gli antenati dell’ex presidente avevano proprio origini liguri. Quest’ultimo aspetto sembra rendere quasi naturale un’identificazione già molto accentuata ideologicamente. Solo la volontà di non inimicarsi le altre tifoserie, alla base della sua politica populista, impedì all’ex presidente di esporsi a riguardo. Proprio per questo il dibattito sulla vicenda proseguì per decenni, anche a dimostrazione della grandezza e dell’impatto avuto da Perón sugli argentini.

 

 

Riferimenti bibliografici

Loris Zanatta, Storia dell’America latina contemporanea, Editori Laterza, 2010

Agencia Paco Urondo, “MI LIBRO CONFIRMA QUE PERÓN ERA DE BOCA”: diálogo con el escritor Fabián D’Amico, consultato il 29/07/2026: “MI LIBRO CONFIRMA QUE PERÓN ERA DE BOCA”: diálogo con el escritor Fabián D’Amico

Città metropolitana di Genova, I Racconti della Boca “storie di genovesi e nostalgia” (parte prima), consultato il 29/07/2026: I Racconti della Boca “storie di genovesi e nostalgia” (parte prima)

TyC Sports, Perón e il mito del calcio: stadio ad Avellaneda, cuore a La Boca, 17/10/2020, consultato il 29/07/2026: https://www.tycsports.com/al-angulo/peron-y-el-mito-futbolero-estadio-en-avellaneda-corazon-en-la-boca-id593480.html

 

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